SOUSAPHONIX



Mauro Ottolini è un polistrumentista e la sua musica – che nasce dagli ottoni in cui sa soffiare – è polistilistica. L0uso del mutevole trombone con le sue sordine, della saettante slide trumpet, del corposo quanto agile sousaphone ispira Ottolini a generare brani che esprimono una personalità complessa, frutto di una storia personale che comprende musica classica e operistica, popolare, jazz ed afroamericana.

Nel gioco complesso del’identità che impone a tutti la nostra epoca, il trombonista e compositore trova una sua artistica risposta producendo una musica mutante dell’oggi, che travalica con agilità frontiere stilistiche, geografiche, temporali. Questo non vuol dire gettare la rete con spirito post-moderno nel mondo dei suoni e pescare ciò che capita: Ottolini ed i suoi musicisti (fra cui Daniele D’Agaro e Fulvio Sigurtà rivestono un ruolo importante) seguono una personale bussola. Essa punta verso il jazz di New Orleans (evocata nell’omonimo brano di Carmicheal che inizia come una ballad e finisce nelle torride strade della famosa città della Luisiana), non nel senso revivalistico ma nel recupero della polifonia, nella libertà nell’uso dei materiali sonori e nel metterne a nudo le radici.

Quella di Sousaphonix è una rotta non lineare che passa per un Duke Ellington poco noto (Tina) e caraibico (Jamaica Tomboy), per un Lester Bowie grondante groove e feeling (Charlie M.) oppure bandistico e sciamanico (Silver Threads Among the Gold), approdando ad un omaggio a Steven Bernstein. Si tratta di Little Slide Funk, un brano magmatico, metallico e liquido – apre non a caso l’album – in cui si evidenziano altri caratteri della poetica di Ottolini e del suo gruppo, dove mancano i giovani (Dan Kinzelman alla ance e il trasversale Zeno de Rossi alla batteria): gli strumenti acustici (tra cui la fisarmonica di Vincenzo Castrini) convivono e dialogano con quelli elettrici (la chitarra elettrica di Enrico Terragnoli, il theremin di Vincenzo Vasi). Se il pensiero compositivo e solistico nasce acustico, il suo sviluppo percorre i sentieri dell’elettricità e dell’informatica, come è inevitabile che sia.

La musica di Ottolini mantiene, però, il suo carattere sanguigno e vigoroso, la radice popolare e bandistica che ben si innesta nel blues e nel reggae, la cantabilità da romanza, l’assimilazione profonda dei linguaggi jazzistici che il trombonista – insieme al magistrale sax tenore di Daniele D’Agaro – manifestano in vari episodi.

Il critico musicale Claudio Sessa nel suo recente volume “Le età del Jazz. I contemporanei” (il Saggiatore) individua i caratteri del jazz degli ultime decenni: «l’esplorazione di una nuova libertà timbrica (…); la robusta crescita di quelle che potremmo chiamare “scuole nazionali”, tese (…) a recuperare radici diverse da quelle africane finora preponderanti; l’affermazione di un sofisticato manierismo sfociato nella nascita di un jazz “di repertorio”, capace di intrecciare la ricerca filologica alle esigenze individualistiche presenti da sempre in questa musica ((il jazz))» (p.24).

Sono parole che ritraggono alla perfezione la musica di Sousaphonix e ne attestano il fecondo rapporto con le tradizioni e la contemporaneità.


Luigi Onori
(saggista, critico musicale de «il manifesto», docente di Storia del Jazz presso il conservatorio “L. Refice” di Frosinone)


Mauro Ottolini: Sousaphone, Trombone
Daniele D Agaro: C Melody sax, clarinetto, tenor sax
Den Kinzelman: Tenor sax, clarinetto, bass clarinetto
Fulvio Sigurtà:tromba,elettronica
Vincenzo "Titti" Castrini: Fisarmonica
Enrico Terragnoli:chitarra,Podofono
Vincenzo Vasi:Thremin,Elettronica,voce
Danilo Gallo:cbasso,Liuto contrabbasso,Balalaika
Zeno De Rossi:batteria

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