ECOLOGIC ISLAND
In questo trio il nome meno noto a chi segue le vicende del jazz italiano risulterà sicuramente quello del titolare del gruppo, il trombonista Mauro Ottolini. La sua personalità e il suo modo di suonare non saranno però sicuramente sfuggiti ai molti che l’hanno potuto ascoltare in compagnia dell’amico Francesco Bearzatti (che ha sempre voluto riservargli un piccolo spazio nelle sue ultime incisioni), ma anche dal vivo in orchestra con Carla Bley o magari con la “Slide Family”, un gruppo di sei tromboni accompagnati dalla batteria. Il carattere di Mauro Ottolini ad ogni occasione si rivela diretto, istintivo, così lontano da ogni formalismo da trasudare autenticità. Un modo di essere, più che di fare, che assomiglia ai suoi assolo, alle sue composizioni e anche, in qualche modo, a questo disco in cui traspare il fastidio per ogni adattamento alla logica enciclopedica di chi vorrebbe il jazz diviso in capitoli e sottocapitoli, non solo nella sua storia ma anche nel modo di suonare ogni singola nota di ogni singolo musicista. Quella di Mauro Ottolini è invece un’idea alta della musica che per lui è diventata qualcosa di più di una semplice passione sin dalla metà degli anni Ottanta, quando entrò nella sezione fiati di una ben nota band reggae del veronese che, anche grazie al suo carattere istrionico e i suoi contributo poderoso, divenne un polo di attrazione di centinaia di ragazzi ad ogni concerto. Poi è venuto il diploma in trombone a pieni voti, la passione per il funky, per la musica lounge e, grazie all’incontro con Bruno Marini e Francesco Bearzatti, per il jazz. Un termine che “Otto” declina a suo modo e che in “Ecological Island” trasuda sapori orientali, echi felliniani, ritmi meridionali, sinuosità balcaniche e quella malinconia che sembra essere un elemento immancabili nelle sue migliori ispirazioni. Un trio formato da trombone, sax tenore (alle volte clarinetto) e batteria non ha molti precedenti nella storia musicale. Proprio a partire da questo dato di originalità il tuba e il trombone riveduti dai filtri elettronici sviluppano un dialogo fitto e resistente con gli altri due strumenti e anche grazie al loro apporto “Otto” è riuscito a condurre in porto un progetto che sulla carta poteva risultare sin troppo eterogeneo e poco uniforme. A questo punto invece, a disco ultimato, addentrarsi nell’hard funk di Pig Desire, nella lunare tristezza di Tony’s Lament o nei suoni grotteschi e beffardi di Ecological Island significa venire in contatto con un’unica dimensione dai connotati ben saldi e definiti: il mondo sonoro giocoso, fantasioso e ostinatamente visionario di Mauro “Otto” Ottolini. Gigi Sabelli
Benvenuti in questo paradiso di recuperi e riconversioni. Qui nell isola ecologica sono le parrucche che aspettano le signore e non viceversa. Alla vostra destra, nel padiglione del sole,avrete a disposizione tutto quanto esiste di fotovoltaico Sia utile che divertente. Alla vostra sinistra nel padiglione della memoria troverete centinaia di datacubo pieni di dischi di inizio millennio abbandonati quando venne proibito l’uso del laser (*). Dietro di voi, alle spalle di questa reception, ci sono l’Isola Ecologica vera e propria e miriadi di oggetti che non hanno bisogno di alimentazione e che non aspettano altro che voi per poter funzionare. Tutti coloro che vorranno suonare, come fonte d’energia dovranno utilizzare unicamente la propria forza interiore. Gli strumenti sono tutti disponibili, con grande prevalenza di fiati e di beni tipici dell’isola, conchiglie comprese. Le bolle di sapone all’olio di cocco che vedrete aleggiare un po’ ovunque, sono particolarmente indicate per la manutenzione degli ottoni. Le sonorità tipo “Vecchia radio analogica” sono molto gradite agli ospiti già residenti sull’isola. Dinnanzi a voi troverete il nostro celeberrimo sexi shop. Siamo orgogliosi di ricordarvi che proprio qui venne stabilita la precisa ubicazione del famoso punto G.: … Alla fine della parola shopping… Vi ricordiamo inoltre che durante tutta la vostra permanenza sull’Isola Ecologica i vostri Organismi verranno geneticamente Bonificati. La direzione vi rinnova il proprio benvenuto e vi augura un felice soggiorno.
(*) L’utilizzo di qualsiasi tipologia di laser venne proibito nel 2088, quando il fisico tedesco Otto von Cruiser detto Svarosky scoprì la relazione tra la cosiddetta “saturazione laser della fotosfera terrestre” e la terribile pandemia di misteriosi ustioni che uccise più di due miliardi e mezzo di persone soprattutto lungo le fasce tropicali del pianeta. Dall’abolizione del laser nell’ottobre dello stesso anno in poi, l’emergenza planetaria per le ustioni rientrò sino a scomparire del tutto. Pur essendo l’industria discografica il settore che rimase principalmente danneggiato da questo provvedimento, anche la Medicina Chirurgica e la, allora svilupatissima, microchirurgia subirono gravissime conseguenze.
FRANCO VERONESE
Alceste Ayroldi per Jazzitalia
Rifiuti solidi urbani stoccati. L'isola ecologica evoca le montagnette mal accatastate e non idonee nel proteggere la salubrità degli uomini e degli animali che vi sguazzano dentro. Gli uni e gli altri, purtroppo. Uno scenario post industriale a noi troppo noto, ma fortunatamente le note che questo lavoro sprigiona hanno un altro senso storico. Un senso legato ai materiali sonori che furono. Il passato che si ricicla e che trova la sua più ampia attualizzazione sonora. Lembi di vita musicale. Passioni sopite che trovano nuova linfa.
Mauro Ottolini non si fa sentire molto. Non appartiene a quella schiera di "eternit" che impazza in ogni dove. Forse un genio mal considerato? Forse la sua è spocchia artistica? O, forse, suona solo quando ha effettivamente qualcosa da dire e dare?
Ecologic Island è un lavoro polimorfo, dalle tante sfaccettature, dai tanti risvolti. E' un progetto, è già questo è tanto in un momento di sclerosi musicale. E' un lavoro meditato con altri due musicisti di grande talento: U.t. Gandhi e Francesco Bearzatti. Due istrioni creativi che strapazzano le note pur conoscendo perfettamente l'essenza del jazz. Odi et Amo: riescono a stuprare il loro sentimento più profondo per dar vita ad una sorta di catarsi. Amano il jazz, ma forse – e per certe soluzioni può essere vero – lo odiano.
Tre Erinni divoratrici del Sacro Fuoco dell'Arte. E tutto ciò traspare a chiare lettere da questo lavoro che ha una forza destabilizzante ben consistente.
Nove brani tutti originali, composizioni in ordine sparso dei tre. Dal funk di Ecologic Island che già pone in evidenza l'interazione tra il trombone di Ottolini ed il sax di Bearzatti passando alle ironiche e laceranti armonie di Lisa dove l'ostinato di U.t. Gandhi, corroborato dal trombone di Ottolini, steccano il sonno sonoro mentre Bearzatti tornia le note del suo sax.
Le bolle di Sapone (Soap Bubble) ci conducono nelle irridenti ed irriverenti scene care a Fellini grazie al vibrante clarinetto di Bearzatti che stride ed offusca. Un valzerino leggiadro e sognante, con armonie disegnate nell'aria.
La voce strumentale di Sonny Rollins, nel tenore di Bearzatti, sembra alzarsi nei ritmi caraibici tessuti da Gandhi e Ottolini in Cool Lips.
Agave tormentosa è Chakra Overture, esotica ispiratrice di suoni archetipici. Poi Funeralband che odora di "Satchmo" in chiave elettronica ed acquista groove in ogni battuta. Tanto a confermare che nel vecchio c'è sempre qualcosa di buono da recuperare. E meno male!
Pig desire è un tormento elettronico che da fiato. Tormenta ed incanta sulle vibrazioni sostenute dagli ostinati.
Tony's Lament riveste con un cascame di luce nuova i tempi andati. Il clarinetto di Bearzatti zigzaga nelle note del trombone di Ottolini mentre Gandhi cesella la ritmica.
G Point chiude il lavoro con un crescendo di ritmi e della melodia che si fa strada con Bearzatti, attraverso le armonie scolpite da Ottolini e U.T. Gandhi.
L'interplay suona alto e si può suggere in ogni brano. Alceste Ayroldi per Jazzitalia
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