SLIDE FAMILY

SLIDE FAMILY Slide Family, è il progetto di Mauro Ottolini e Beppe Calamosca, di costruire una ensemble di Tromboni con un repertorio innovativo e all'avanguardia.
La slide family è composta dai due autori Mauro Ottolini e Beppe Calamosca, assieme alla special guest Gary Valente, oltre che a Giancarlo Schiaffini, Rudi Migliardi, Giancarlo Roberti, Massimo Zanotti, Simone Pederzoli, Peter Cazzanelli, Luca Moresco, Mauro Carollo, U.T.Gandhi,Zeno de Rossi e DJ Thief.
Ecco le recensioni che potrete trovare all'interno della copertina del cd

Recensione di Carla Bley and Steve Swallow  SlideFamily tells us thigs about the trombone we've never imagined.
This album is full of bold, audacious music, played with immense gusto, but also with great care and grace. Trombonists are a rare and special breed and the songs they sing are unlike any others; it's a joy to discover such singular, special music.

Carla Bley and Steve Swallow

Recensione di Luigi Onori  LA MACCHINA BAROCCA DEL TROMBONE
Tram, Sliphorn, Bone: questi alcuni dei nomi usati, nel ggergo dei musicisti americani, per identificare il trombone. "Strumento della famiglia degli ottoni, provvisto di bocchino, nel quale la lunghezza della canna viene fatta variare per mezzo di una coulisse. Ha un suono chiaro e potente e una tessitura normale di due ottave e una quinta, oltre ad alcune note del registro grave dette pedali. La maggior parte dei solisti jazz usa il trombone tenore (...) (in P.Carles/A.Clergeat/J.-L-Comolli, DIzionario Jazz, Roma 1989, Armando Curcio editore, pp. 969-970)
Slide Family è un album che rivela un amore quasi feticistico per tale strumento, per le sue incredibili possibilità sonore, addirittura per le sue singole parti intese come produttrici di vibrazioni. Nei suoi brani si può, infatti, ascoltare un inedito ensamble di undici ottoni (più due batterie ed un dj) guidato dal trombonista e compositore veronese Mauro Ottolini e Beppe Calamosca, con l'impiego di tromboni, bombardini, tuba, trombone basso e addirittura un rock trombone. Da un certo punto di vista il CD somiglia ad un'operazione anatomica su un oggetto sonoro che si fa soggetto, protagonista assoluto. Non si pensi, tuttavia, ad una bizzarria anche se una componente visionaria e pro-positivamente maniacale è insita nel progetto Slide Family. E' la presenza continuativa nella storia centenaria del jazz che lo giustifica, presenza che testimonia una duttilità che il trombone ha in comune solo con la tromba, mentre il clarinetto - re dei primi decenni - tende a declinare ed il sassofono si afferma più tardi, alla fine degli anni '20.

Il vistoso trombone si vede e si sente, invece, dai primordi di New Orleans, dalle marching band (Kid Orly) sino all'avanguardia chicagoana e tecnologica di George Lewis ed oltre. Nel mezzo sfilano idealmente una serie di strumenti che hanno incarnato stili e concezioni trombonistiche diverse, suoni e ruoli differenti ma sempre caratterizzanti: Honorè Dutrey, Miff Mole, Jimmy Harrison, Joe "Tricky Sam" Nanton, J.C. Higginbotham, Lawrence Brown, Bennie Morton, Dicky Wells, Jack Teagarden, Tommy Dorsey, Trummy Young, Vic Dickenson, Bill Harris, J.J. Johnson, Kai Winding, Al Grey, Frank Rosolino, Curtis Fuller, Slide Hampton, Roswell Rudd, Albert Mangelsdorff, Ray Anderson, Gary Valente (che non a caso è ospite del gruppo e tra i protagonisti di questa registrazione). L'ensemble di undici tromboni degli Slide Family è un progetto senza dubbio unico al mondo. Ci sono precedenti nelle formazioni di Jay and Kai, nei gruppi guidati da Marcello Rosa e nel Phantabrass di Giancarlo SChiaffini ma Ottolini radicalizza ed estremizza l'organico, ispirato com'è dalla Brass Fantasy di Lester Bowie, dall'orchestra di Carla Bley quanto dall'amore per Frank Zappa e Sun Ra. Slide Family non nasce, tuttavia, in studio ed ha al suo attivo numerosi concerti negli ultimi anni, anche se è difficile far passare l'idea di un ensemble di tromboni: molti (ascoltatori, organizzatori) immaginano una monotonia/monocromia che è smentita dalla pirotecnia sonora del gruppo, dai suoi riferimenti klezmer, classici, rock, balcanici, funky, sudamericani, folk, oltrechè jazz. Il gruppo - nelle scelte compositive e di arrangiamento - rispecchia la personalità poliedrica del suo leader, insieme a quelle Beppe Calamosca (Reggio Calabria 1960) trombonista, pianista, fisarmonicista ed arrangiatore. Componente stabile della Big Band ci Carla Bley. Inizia l'attività jazzistica nel 1989 con la KeptoOrchestra di Marcello Tonolo Pietro Tonolo, registrando vari dischi a fianco di Lee Konitz, Joe Lovano, Steve Lacy e collaborando con i più importanti artisti nazionali e internazionali.
Ottolini (Verona, 1972) è diplomato in trombone ed in jazz. Da sempre percorre numerose strade, suonando e lavorando in contesti classico-operistici (dal '93 è nell'orchestra dell'Arena di Verona), jazzistici (da Giorgio Gaslini a Francesco Bearzatti, dalla band di Carla Bley agli Adriatics di Daniele D'Agaro) nonchè in ambito pop e rock (Amy Stewart, Antonella Ruggero, Negramaro). Ha partecipato all'incisione di ottanta dischi, otto a suo nome tra cui Ecologic Islands r Licaones Liccalecca. E' compositore, autore di cinque musical ed è stato primo trombone e solista in molte formazioni orchestrali. Lo stratificarsi delle esperienza porta alla ricchezza prismatica di Slide Family, alla partecipazione di musicisti di chiara fama (SChiaffini, Valente, Rudy Migliardi, U.T. Gandhi) e giovani emergenti (Calamosca, Zeno De Rossi), ad un repertorio che allinea - oltre al leader e a Clamosca - Duke Ellington, SChiaffini, Jaco Pastorius, Steve Swallow, W.A.Mozart, Jimmy Page / Robert Plant.
Cosa aspettarsi da questa registrazione in presa diretta? Una musica dai marcati connotati teatrali, ove ogni pezzo si struttura in maniera fortemente connottata nelle varie sezioni; del resto il leader non è autore di musica? L'ipotetica monocromia strumentale si trasforma in realtà - grazie agli arragngiamenti ed alle singole person- in assortita varietà di inmpasti timbrici, dialettica tra sezioni e solisti, polifonie improvvisative che inducono al confronto con una macchina teatrale barocca. Slide Family ne ha l'ardire tecnologico, la spregiudicatezza ma anche il senso del ludico e dello scenografico. Dall'ascolto emerge un amore, si diceva sopra, quasi feticistico per lo strumento e per le invenzioni attorno e dentro ad esso. Ecco così, il rock trombone di Lester Fantasy e di Led Zeppelin Suite, dove "il suono della chitarra elettrica - spiega Otoolini - è ottenuto usandone alcuni elementi (pedale wah wah, amplificatore e distorsore) adattati da me al trombone e al tuba"; l'inizio di Mood Indigo con "un effetto di chitarra slide realizzato smontando le campane dei tromboni, utilizzando un bicchiere di vetro all'estremità del trombone, effetto inventato da Jack Teagarden. Nel brano vengono impiegate anche delle sordine "cup" degli anni '50". Nel tema di 008 si affaccia la slide trumpet; la festosa poliritmia dal sapore di samba che introduce Hi Gary la ottengono i trombonisti "percuotendo gli strumenti o spernacchiando nei bocchini" mentre nel corso del brano si sentono distorsioni ottenute utilizzando pedali wah wah. In più brani, da Ecologic Island a Quattro situazioni incresciose, si avverte la presenza inconfondibile del live electronics di Giancarlo SChiaffini mentre in Recuerdo il bombardino, nelle mani di Rudy Migliardi, si interseca alla fisarmonica del versatile Beppe Calamosca. Lascio all'ascoltatore il piacere di scovare altre sorprese e, senza voler analizzare in dettaglio i brani, mi sembra utile indicare per ciascuno qualche elemento caratterizzante i solisti.

Lester Fantasy (M.Ottolini) è dedicato a Lester Bowie ed esalta - specialmente in un ruggente passaggio polifonico - la fantasia, l'energia, l'ironia del trombettista afroamericano. I soli sono di Ottolini e Gary Valente.
L'ellingtoniano Mood Indigo passa attraverso diversi scenari che lo conducono dalle sofisticate atmosfere newyorkesi al turgore caraibico di New Orleans. Solisti in prima linea Schiaffini (prima parte e cadenza), Ottolini (parte veloce), Valente (parte finale). In 008 spiccano la sezione iniziale, con didjeridoo e campionatore, i fondali rotondi e swinganti nonchè gli assoli delle due batterie, con gli ottimi U.T. Gandhi e Zeno Rossi. Il solo e pricipale è dell'estroverso Valente, cui è dedicato il successivo Hi Gary composto da Calamosca (c'è un solo anche di Simone Pederzoli).
Ecologic Island parla il robusto linguaggio del funky e miscela suoni acustici, dj scratching (del bravo dj Thief, Nicola Rigoni) ed il live electrics di Giancarlo Schiaffini, sempre arguto ed imprevedibile nei suoi interventi. A recuerdo si è già accennato, mentre Quattro situazioni incresciose di Schiaffini merita maggiore attenzione. Il brano è il più lungo della seduta di incisione e transita da una dimensione sperimentale/aleatoria verso una sorta di walking bass cui si avvinghiano gli altri tromboni in un vorticoso crescendo; si passa, poi, ad un'immacolata polifonia di gusto rinascimentale, con andate e ritorni tra passato e contemporaneità (si ascolti, tra gli altri, Massimo Zanotti al bombardino).
Simile è la filosofia del Requiem mozartiano arrangiato da Ottolini e Calamosca. "Introduzione - spiega l'inventore di Slide Family - con il famoso passo d'orchestra Tuba mirum, accompagnato però in questa versione dalle pazzie di dj Thief. Il tema dell'introduzione è suonato da Giancarlo Roberti, primo trombone dell'orchestra dell'Arena di Verona. Segue il Confutatis che vede come leader Gary Valente"; qui la dolente compostezza di MOzart si trasforma in una marcia funebre surreale e strapaesana - vivida quanto volutamente approssimativa - tra New Orleans ed il SudItalia come sela sofferenza deformasse la musica che, peraltro, subisce le incursioni del dj. Nella sezione free i soli sono di Schiaffini, Calamosca, Ottolini e Valente.
Gli ultimi tre brani sono accumunati dall'interesse per i bassisti elettrici compositori (Tee Town di Jaco Pastorius e Muddy in the Bank di Steve Swallow, ove si ascolta un rollinsiano Migliardi) e per la ricreazione di sonorità rock, tra Jimi Hendrix ed i Led Zeppelin (cui è dedicato l'ultima composizione dell'album, la Led Zeppelin Suite che ha passaggi molto prossimi all'heavy metal).
Un'operazione postmoderna? Direi che i leader guidano una spericolata operazione polistilistica su un repertorio - da Mozart a Jimmy Page passando per Ellington - unificato dell'egemonia trombonistica e da un progetto spettacolare quanto di sostanza. Esso è condiviso, coinvolgente e vede all'opera un collettivo ricco di intrecci intergenerazionali ed estetici: di questi tempi non mi pare poco.

Luigi Onori

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